Untidy

Noi siamo qui

June 30th, 2008

Una grossa freccia sulla mappa, indica la posizione della pizzeria, sull’orribile volantino promozionale che mi ritrovo davanti.
Non che mi interessi però; la consegna a domicilio è gratuita, perché mai dovrei sapere dove si trovi?
Mentre sfoglio volantini a caso, comunque, attendo paziente il prossimo caso umano.
Entrano affannati, disperati, senza nemmeno la decenza di ricordarsi le buone maniere.
Pretendono, chiedono subdolamente, mentono.
Clienti… se tutti fossero come quei pochi che apprezzo, forse mi piacerebbe anche questo lavoro.
Il dramma è la necessità; loro hanno bisogno di te, tu di loro.
Si innesca quindi questo meccanismo di ipocrisia e falsità dove tu sei volutamente gentile, loro anche, ma nessuno vorrebbe essere lì in quel determinato momento e nella quasi totalità dei casi, da parte loro, si nota.
Ho sempre pensato che sarei stato felice a lavorare da solo, chiuso in tre metri quadrati di stanza.
Anche senza finestre, purché chiuso, e solo.
Magari un quadro, tanto per darmi un tono.
Senza nessuno pronto ad assillarmi, mentre sto scrivendo un post. 

Così ho impattato la realtà.
Come il cofano della mia auto, il baule dell’altra.
In una vita diventata una constatazione amichevole e la quattordicesima a Luglio.
Ho ventun’anni.
Domani devo spedire un fax, poi c’è il preventivo per i danni, soldi da spendere.
Soldi miei, e di chi se no?
Vedo il futuro con la casa, il cane e i bimbi.
Più che avvicinarmici, ci sto cadendo come cade un corpo da un edificio.
Pensi di uscirne, che sia solo temporaneo, in realtà certe cose ti cambiano.
Diventi più tetro, è il peso di molte preoccupazioni.
Più serio, per via di tante responsabilità.
Puoi permetterti di meno, quasi nulla a dire il vero.
Infine sei stanco, tanto da non riuscire più a tirartene fuori, sempre che un modo ci sia, sia chiaro.
Perché molte delle persone che hai attorno, se ne vanno.
Anche i migliori amici, come mai li avessi conosciuti.
Quelli che rimangono ti compatiscono.
Ne sento il peso, ogni giorno.
In questo modo l’infelicità diventa contagiosa, si aggrappa ad ogni cosa, persona e divora.
Non so se riesco più ad immaginarla una storia a lieto fine, anche se forse è solo un inizio in salita.

The Weight Of My Words

June 11th, 2008

Comincio a vedere la vita, come quel gruppo che da sempre hai ascoltato, dove il cantante smette di farsi di eroina al quarto album e finiscono le belle canzoni.
Così ci si ritrova nel sogno di chi ti ha generato, ma che divenuto realtà, non è poi così bello e grande come si stimava.
La via del desiderare superiorità, ha una sua fine, più vicina a noi di quanto si pensi.
Il non credere di poter avere di meglio ed aspettarsi comunque di più.

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